giovedì 15 gennaio 2009

Taglio tassi BCE

A Francoforte la Bce ha deciso di ridurre i tassi di 50 punti base, portandoli al 2 per cento dal 2,5 per cento. Il taglio segue quello di 75 punti base (il più ampio mai adottato dalla Banca) deciso il 4 dicembre. E il livello del 2 per cento è al minimo storico segnato il 5 giugno del 2003.

lunedì 12 gennaio 2009

I perché della crisi finanziaria

Nell’ottobre 2008 il sistema bancario mondiale ha sfiorato il collasso per il classico bullone che spezzandosi fa crollare l’intera costruzione. 
Tutto comincia nel 2000: molti posti di lavoro fuggono nei paesi a bassi salari, le imprese incassano alti profitti ma la riduzione dei consumi dovuta alla caduta dei salari rischia di inceppare l’intera economia mondiale. Il sistema cerca la quadratura del cerchio nell’indebitamento, ad ogni angolo di strada banche, istituti finanziari, concessionarie di auto, supermercati, pronti a offrire a poveri e meno poveri, mutui, acquisti a rate, prestiti al consumo: il sogno di una vita al di sopra delle proprie possibilità a portata di mano. 
Nel 2007 il tasso di indebitamento delle famiglie italiane corrisponde al 70% delle entrate annuali, qualcosa come 18.000 euro a famiglia. 
Tuttavia il paese dove le famiglie sono più inguaiate è gli Stati Uniti, l’acquisto della casa è stata l’attrattiva che più le ha fatte abboccare all’amo. Fiumi di denaro sono stati offerti a basso tasso di interesse, la febbre del mattone è divampata, i prezzi si sono impennati, comprare casa è sembrato l’affare del secolo, anche le famiglie più povere sono corse a chiedere mutui. Le banche hanno prestato a piene mani, non hanno verificato se i debitori erano in grado di restituire il denaro, l’ipoteca su case con prezzo sempre più alto è sembrata una garanzia sufficiente. 
Nel 2007 i mutui ammontavano a 10.000 miliardi di dollari, una buona metà definiti ‘subprime’, ossia fragili, scadenti, perché assunti da famiglie con scarse entrate economiche. 
Tutto è filato liscio finché i tassi di interesse se ne sono stati buoni, ma appena hanno alzato la testa è cominciata la crisi. Molte famiglie hanno alzato le mani in segno di resa, sono cominciati i primi pignoramenti e con essi una serie di effetti a catena: riduzione della concessione di mutui, raffreddamento del mercato edilizio, crollo dei prezzi delle case. 
Ma l’aspetto più sorprendente è che la crisi non ha coinvolto solo i poveri cristi e le loro banche creditrici; l’intero sistema bancario e finanziario è stato risucchiato nel vortice. La via di contagio si chiama ‘cartolarizzazione’, un meccanismo legato al fatto che le banche non vogliono aspettare trent’anni per recuperare le somme date in prestito. 
La scorciatoia maggiormente usata è il ricorso alle società veicolo, strutture finanziarie senza legge nè patria, spesso residenti in paradisi fiscali. Il loro mestiere è rischiare, in cambio di forti sconti sono disposte ad acquistare i mutui concessi dalle banche. Tuttavia neanche loro vogliono aspettare trent’anni per recuperare i soldi spesi e si studiano un modo per raggranellarli senza incorrere in perdite. L’idea di rivendere i mutui è scartata a priori, per trovare dei compratori dovrebbero cederli a prezzi più bassi di quelli di acquisto, l’unica via è chiedere un prestito, ma non alle banche, sarebbe poco conveniente. 
La richiesta la lanciano a tutto il mondo finanziario, a chiunque abbia risparmi da parte, e lo fanno tramite l’emissione di obbligazioni. Tecnicamente suddividono l’ammontare dei mutui in loro possesso in migliaia, addirittura milioni di quote di piccolo taglio. Ogni quota una richiesta di prestito a sé, regolata da uno contratto a se stante denominato obbligazione o titolo obbligazionario. 
Per questo l’operazione è definita cartolarizzazione, ad indicare che il credito è recuperato tramite l’emissione di titoli cartacei. 
Nella sua forma più semplice l’obbligazione è una sorta di ricevuta rilasciata da chi riceve il prestito a chi lo concede, in essa sono definite le condizioni e i tempi di pagamento, sia degli interessi che del capitale. Banche, imprese e perfino stati raccolgono abitualmente prestiti tramite l’emissione di obbligazioni, se l’emittente è una struttura solida tutti le comprano senza problemi, non dovrebbero presentare sorprese. Ma non è così per le obbligazioni emesse dalle società veicolo, le loro sono obbligazioni speciali, il pagamento di interessi e capitale non è automatico, è vincolato al comportamento dei mutuatari: se questi pagano, anche i detentori delle obbligazioni incassano, altrimenti perdono tutto. 
Le società veicolo sapevano che molti mutui erano inaffidabili, ciònostante erano riuscite a collocare le relative obbligazioni perchè avevano prospettato alti tassi di interesse. Del resto molti non sapevano neanche cosa compravano, l’interesse era alto e questo bastava, non davano peso alla dizione “obbligazioni collegate ai mutui”. Per di più c’era la certificazione di Standard & Poors piuttosto che Moody’s, società che danno i voti a titoli, imprese e perfino governi in base alla loro affidabilità finanziaria. Tripla A, il massimo dei voti, era la valutazione attribuita alle obbligazioni collegate ai mutui e tutti se le sono comprate felici e contenti: singoli risparmiatori, fondi di investimento, fondi pensione, perfino assicurazioni. La loro reputazione era così alta che erano addirittura accettate dalle banche a garanzia dei prestiti richiesti dai loro clienti. 
Finché i mutuatari hanno pagato, l’intera macchina ha funzionato, ma quando i poveri hanno cominciato a saltare le rate, anche le obbligazioni si sono rivelate una perdita. Ad un tratto più nessuno le ha volute e si sono inceppati perfino i rapporti fra banche che si concedono prestiti a vicenda per far fronte ad emergenze di cassa. Un blocco dovuto in parte alla decisione di non accettare più le obbligazioni sui mutui come forme di garanzia, ma soprattutto al timore che nelle casseforti delle banche richiedenti potessero esserci così tante obbligazioni marce da renderle inaffidabili. La crisi di fiducia, iniziata nel luglio 2007, ha raggiunto il suo apice nell’agosto 2008: i rapporti interbancari si sono bloccati, molte banche si sono trovate a corto di soldi, le più esposte hanno cominciato a fallire. 
Il grande pubblico ha cominciato a non fidarsi più, il rischio che gli sportelli bancari venissero presi d’assalto si è fatto concreto. In breve il governo degli Stati Uniti ha deciso di intervenire con operazioni di salvataggio: prima 300 miliardi di dollari per nazionalizzare Fannie Mae e Freddie Mac, due colossi del sistema dei mutui, poi altri 700 per salvare altre banche che cadevano come birilli. All’inizio sembrava che il terremoto fosse circoscritto agli Stati Uniti, ma poi si è propagato anche all’Europa, le obbligazioni sui mutui avevano invaso i circuiti bancari e finanziari di tutto il mondo. Quando anche in Europa alcune banche hanno cominciato a scricchiolare, i governi hanno stanziato due mila miliardi di euro per impedire la loro caduta. 
Una mazzata enorme per i contribuenti delle due sponde dell’Atlantico che se fosse stata imposta per potenziare la sanità pubblica o il sistema pensionistico avrebbe sollevato critiche di una tale potenza da fare cadere i rispettivi governi. Invece era imposta per salvare banche e banchieri che avevano giocato d’azzardo e tutti rimasero zitti, anzi esultarono. 
I più strenui difensori della manovra erano proprio quelli che avevano sempre considerato l’intervento pubblico in economia una bestemmia: “L’aiuto di stato, fino a ieri un peccato, oggi è un imperativo categorico” ha sentenziato Silvio Berlusconi, a riprova che le regole si applicano a proprio piacimento in base alle esigenze dei forti. 

fonte: http://www.altracitta.org/

mercoledì 19 novembre 2008

Economia Salva-banche/ Il dl sarà limitato a 2009. Accolte le proposte del Pd

Il governo ha dato parere positivo a cinque emendamenti al dl salva-banche presentati dall'opposizione, compreso il limite di intervento al 2009. Il via libera e' arrivato durante la riunione di oggi tra il comitato dei nove della commissione Finanze della Camera e il sottosegretario all'Economia Luigi Casero, convocata per esaminare tutte le proposte di correzione al decreto 155 presentate in vista del voto in Aula. "Sono stati accolti cinque emendamenti dell'opposizione mentre per altri, di cui si condivide il contenuto, e' stato chiesto all'opposizione il ritiro e la trasformazione in ordini del giorno", ha spiegato il relatore del testo, Gianfranco Conte, al termine dell'incontro.
Le proposte confluiranno poi nel nuovo decreto sviluppo che l'esecutivo ha preannunciato per la settimana prossima. Vi sono infine "alcune questioni da approfondire" su cui l'esecutivo si e' riservato di dare una risposta, ha aggiunto.
Innanzitutto, il governo ha accettato la proposta dell'opposizione di limitare al 2009 la possibilita' per il ministero del Tesoro di sottoscrivere o garantire aumenti di capitale delle banche in difficolta'. Nel testo originario non c'erano indicazioni temporali. Allo stesso modo Bankitalia potra' finanziare le banche, con garanzia del Tesoro, solo il prossimo anno.
Sempre dal Pd e' arrivata la richiesta, accolta, di inserire il valore complessivo delle obbligazioni acquisite nel salvataggio delle banche in una specifica sezione saparata del contro del patrimonio dello Stato, mentre gli interessi attivi andranno su una sezione specifica del bilancio.
Si' anche a un testo che garantisce la trasparenza a tutela del debitore ceduto. Su alcune questioni il governo si e' riservato di accogliere gli emendamenti dell'opposizione. Per esempio sulla necessita' di rapporti trimestrali al Parlamento sull'applicazione del decreto, anche se invece che un comitato di saggi - come chiesto dal partito democratico - a redigerlo potrebbe essere il ministro dell'Economia. E' possibile che sia accettata anche la richiesta di sottoporre i decreti attuativi al parere della commissione Finanze.
Per ora e' stato respinto, ma non e' detto che non venga accettato almeno nello spirito, il suggerimento di regolamentare il diritto di voto del ministero del Tesoro in qualita' di azionista o obbligazionista della banca che ha soccorso. Cosi' come non e' escluso che sia ripristinato il voto capitario in caso di banche di credito cooperativo.
E che le centinaia di enti locali danneggiati dal crack Lehman Brothers possano essere rappresentate nella causa negli Stati Uniti da un unico soggetto. L'esecutivo, infine, ha assicurato che fara' proprie nel prossimo decreto proposte che dovrebbero confluire in ordini del giorno. In particolare, il condizionamento degli aiuti alle banche all'accertamento che non abbiano avviato una stretta creditizia nei confronti delle piccole e medie imprese, e all'impegno a favorire il ripagamento dei mutui a tasso variabile rimodulando i tassi in base all'andamento dell'Euribor.
Su quest'ultimo punto, l'esecutivo ha raccolto l'apprezzamento del partito democratico, come spiegato da Marco Causi. "Reputo positivo che il governo, accogliendo le proposte del Pd, abbia preso l'impegno a introdurre nel prossimo decreto una serie di condizioni cui gli istituti bancari dovranno adeguarsi per garantire il credito alle piccole imprese e trasferire una riduzione dei tassi di interesse a vantaggio di chi ha un mutuo prima casa", ha commentato Causi. Il voto degli emendamenti in aula a Montecitorio dovrebbe iniziare domani sera o giovedi' mattina.
Fonte: Affari Italiani -Economia

martedì 11 novembre 2008

Trichet: sui tassi ciascuna banca centrale deciderà in proprio

Le tensioni finanziarie sui mercati globali si sono intensificate ma non c'è una soluzione unica e ogni banca centrale sui tassi deciderà in proprio. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, escludendo a breve nuovi interventi coordinati. Ma Trichet ha anche sottolineato, al termine della riunione del G10 a San Paolo del Brasile, che le banche centrali sono pronte ad abbassare ancora i tassi di interesse se l'inflazione continuerà a scendere.
Siamo «sicuramente» di fronte a un rallentamento dell'economia globale, ha ammesso il numero uno dell'istituto di Francoforte che subito ha messo in chiaro la determinazione delle banche centrali a varare tutti gli interventi necessari a contrastare la crisi: «in alcuni casi il raffreddamento delle pressioni inflazionistiche, se confermate, potrebbero consentire una riduzione dei tassi di interesse», ha detto Trichet, rispondendo così indirettamente all'appello del Fondo Monetario Internazionale che la scorsa settimana aveva chiesto ulteriori riduzioni del costo del denaro, in previsione di una contrazione dell'economia negli Stati Uniti, Giappone ed Eurozona.

«Stiamo sicuramente affrontando turbolenze finanziarie globali - ha spiegato Trichet - e le tensioni già intense si sono intensificate» con un impatto sull'economia globale. La crisi sta determinando una «correzione del mercato» e le banche centrali devono rimanere in «forte allerta». E in una intervista, sempre oggi, Trichet ha spalancato la porta a un nuovo intervento: «A dicembre, nella nostra prossima riunione, non escludiamo di tagliare i tassi» e «quando prendiamo la decisione di diminuire i tassi - ha proseguito Trichet - è perché i rischi sul fronte dell'inflazione si sono allentati».

Non siamo però di fronte al pericolo di deflazione ha assicurato Trichet, secondo il quale i banchieri centrali vedono un processo di disinflazione. Nella conferenza stampa seguita al G10, il governatore della Bce ha spiegato che «i rischi sui prezzi al consumo sono diminuiti nei Paesi industrializzati», grazie al rallentamento delle quotazioni del petrolio e delle materie prime. Ma «non abbiamo discusso di deflazione ma del fenomeno della disinflazione a livello globale. Siamo in un fenomeno di disinflazione», ha chiarito il governatore della Bce che ha voluto sgombrare il campo dallo spettro di una spirale negativa dei prezzi che, secondo alcuni economisti, rischia di colpire a breve l'economia americana. Già il prossimo anno, sostengono alcuni esperti, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi a fare i conti con il micidiale effetto combinato di frenata dei prezzi delle materie prime, crescita della disoccupazione, gelata di consumi ed economia.

lunedì 13 ottobre 2008

Calcola i tuoi debiti - Sei in grado di sostenere la rata?

Quanto valgono i tuoi soldi? 

È il momento giusto per accendere un mutuo o comprarti quel favoloso televisore al plasma a rate? La risposta ai tuoi dubbi la trovi on-line in Monitorata, un programma che verifica il tuo credito e ti dice ciò che veramente ti puoi permettere senza soffocare. Dietro non ci sono banche, ma le conoscenze e qualche notte insonne dei ricercatori delDottorato in Banca e Finanza dell'università di Roma Tor Vergata che hanno costruito questo strumento di analisi per le tue tasche. Leggi una pagina informativa che spiega come fluttuano i tassi di interesse e inizi a compilare il tuo profilo.

Figli, 
reddito, professione, mutui, qualche domanda sulle spese che affronti ogni mese e idebiti ricorrenti. Ancora qualche cifra per quantificare gli extra, il cibo, i vestiti e alla fine arriva l'analisi: la disponibilità su cui puoi contare e un profilo completo della situazione finanziaria. L'ho usato anch'io e decisamente il mio capo mi deve un aumento.

  
Fonte: Sito Tiscali.it

Prezzi delle case in calo

CRISI MUTUI: IN CALO I PREZZI DELLE CASE, -15% NEL PROSSIMO BIENNIO.
L'ANSA afferma che nel giro di un paio d'anni le quotazioni degli immobili potrebbero diminuire intorno al 15% per poi recuperare un po' di terreno perduto solo a partire dal 2011.

venerdì 3 ottobre 2008

Il dramma dei mutui

Ormai non c'è media che non se ne occupi, in questo link Exit trovate un interessante servizio che illustra la drammatica situazione in cui ci troviamo